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lunedì, marzo 11, 2013

Il contributo alla discussione di Gianni Taccetti


Ho letto quanto ha scritto il Capogruppo consiliare Massimo Lari, che apprezzo per la voglia di parlare di politica in questo momento, e penso che dopo i risultati delle elezioni un interrogativo sorga a tutti. Tutti ci domandiamo i perché di una situazione che brucia, non c’è dubbio, perché fino a pochi giorni prima del voto i sondaggi davano il Pd anche al 36%, anzi gli exit pool di lunedì a urne appena chiuse davano al centrosinistra una maggioranza chiara alla camera e al senato. Anzi, dopo le primarie di novembre il Pd non faceva che crescere stando a tutte le trasmissioni televisive. Poi invece i numeri veri sono stati altri e la delusione è stata cocente: dopo mesi in cui aspettavamo il momento per dare al Paese un governo all’altezza di questa crisi abbiamo di fronte una situazione che brucia. Ma brucia soprattutto per l’occasione mancata per l’Italia, non tanto per l’interesse di un partito.
Ma, a parte una riflessione sui sondaggi come strumento forse non più efficace, adesso occorre riflettere sulle ragioni sociali della disaffezione di quella parte del nostro elettorato che alle elezioni ha deciso di non votarci. Una riflessione serena, senza usare l’occasione per attaccare qualcuno, perché il risultato ottenuto è responsabilità di tutti, o meglio, doveva essere responsabilità di tutti lavorare per ottenere un risultato migliore. Non è soltanto di chi sosteneva Bersani alle primarie la responsabilità del risultato elettorale. Ci sono stati degli errori di merito, di metodo e di comunicazione che devono essere riconosciuti, ed è bene farlo, ma sarebbe semplicistico ridurre tutto a un regolamento di conti interno. In gioco, in sostanza, c’è l’esistenza stessa del Pd, l'andare avanti con questo partito o tornare indietro a scenari diversi. Non bisogna perdere di vista le cause di questo risultato, diciamo pure, deludente, perché se ci attardiamo troppo a una diatriba interna cercando un ‘colpevole’ non si costruisce il percorso che c’è da fare da ora in avanti, sempre che questo lo si voglia fare.
Certo, c’è chi alcune insofferenze e alcuni temi li aveva lanciati con più forza nei mesi passati, ed è anche vero che molti pensando di avere la vittoria in tasca si sono seduti sugli allori, ma è facile col senno di poi fare l’elenco dei passi falsi fatti, degli errori che non dovevamo fare, dire che se il Pd si fosse presentato con un programma e candidati differenti forse avremmo vinto. È facile e semplicistico dire adesso a risultati in mano che se avessimo fatto in un altro modo, se questo, se quello, se ci fosse stato Renzi ecc ecc. Certo, guardare indietro e capire se ci sono stati errori serve per non farne in futuro, ma è legittimo allora, permettetemi, dire, allo stesso modo, che se nel novembre 2011, un anno prima delle primarie Renzi-Bersani, dopo la caduta del Governo Berlusconi, con tutti i disastri che aveva prodotto e con la credibilità al minimo immaginabile, il Presidente Napolitano avesse indetto le elezioni anziché voler formare un governo tecnico il centrosinistra avrebbe agevolmente vinto le elezioni con Bersani premier. Le avrebbe vinte, punto. È innegabile che il Pdl non avrebbe retto alle divisioni interne e ai pochi risultati raggiunti dopo anni di governo. E il fenomeno di protesta verso quel sistema avrebbe riposto nel Pd la speranza del cambiamento possibile. Ma questo non è accaduto, e non è colpa del Pd, le Camere le può sciogliere solo il Presidente della Repubblica. La differenza tra il novembre 2011 e il febbraio 2013 è che nel mezzo c’è stato un Governo che anche il Pd ha sostenuto ma che non è stato all’altezza delle aspettative, di nessuno, né per competenza né per la visione che doveva avere. Il Pd ha sostenuto un governo che non ha saputo essere equo e non ha saputo dare le risposte al paese, quelle che servivano e che rispondessero appieno alle domande aperte dal momento di crisi per tutti. Il Pd ha sostenuto un governo di emergenza cercando di correggere molti provvedimenti e alla fine il risultato è stato che Berlusconi ha scaricato tutte le responsabilità su di noi come se il Pdl fosse stato all’opposizione per 5 anni. Anche questo certamente ha influito sul gran numero di persone che ha voluto dare un segnale di insofferenza e di domande rimaste senza risposta.
L’analisi del voto a posteriori certamente si deve fare e si deve capire quali sono stati gli sbagli, di merito, di metodo e di comunicazione, ma non si può partire con i regolamenti di conti o le rivalse nel partito. Dire a chi alle primarie ha sostenuto Bersani “io l’avevo detto” mi pare non colga il punto. Tanto meno mi piace la definizione “ragazzotti”, visto che mi ricorda troppo quella di “scagnozzi” e altri termini usati nella campagna  per le primarie.

Siamo franchi troppo spesso abbiamo memoria corta su tutto: Bersani ha fatto scegliere con le primarie chi doveva guidare la coalizione e non era neanche scontato che lo facesse, e questo bisognerebbe riconoscerglielo. Un evento di grande risalto mediatico a cui hanno partecipato milioni di persone, che hanno fatto liberamente la loro scelta. Tornare sugli aspetti regolamentari adesso, parlare di sotterfugi e di gente che dava del ‘deficiente’ ad altri, mi pare francamente fuori luogo. Chi ha votato Bersani alle primarie non può essere colpevolizzato con dei poco costruttivi "io l'avevo detto", anche perché magari molti sostenitori di altri candidati avevano, in quel contesto nazionale, rivalse personali localistiche da esercitare che ci portiamo dietro fin dalla nascita di questo Pd.
A questo punto il Partito Democratico è a un bivio. Dobbiamo fare autocritica su quella che è una sconfitta. Il punto è che la proposta del Pd al Paese non ha convinto, non ha scaldato i cuori, come direbbe Matteo Renzi, e questo dobbiamo capire perché. Siamo stati percepiti forse troppo distanti, c'era voglia di cambiamento, a torto o a ragione, e questo vento – che 'non si poteva fermare con le mani' – ha sferzato in modo inequivocabile su tutti noi ponendoci la domanda di che Pd vogliamo essere. 
Sono d'accordo con il capogruppo Lari quando sottolinea che il Pd 'socialdemocratico', differente dalle sue origini, che abbiamo proposto oggi agli elettori non li ha convinti, dobbiamo quindi tornare ad essere  un partito riformista e inclusivo. E l'amalgama mal riuscita delle storie e tradizioni fondanti del Partito Democratico sta dando i suoi frutti in negativo. E rispetto a quello che dice Lari sul dover adesso rimettere insieme la parte buona del partito vorrei capire però chi è che decide chi sia la parte sana e quella no. È questa la domanda che mi faccio, e non da ora, e che non  mi fa essere sereno.


Gianni Taccetti
segreteria comunale PD Lastra
membro dell’Assemblea nazionale 

sabato, marzo 02, 2013

Riflessioni post voto del capogruppo PD di Lastra a Signa

Ora che le urne sono aperte ed è sotto gli occhi di tutti quello che è accaduto, dopo che sono stato in silenzio per questi mesi, non posso fare a meno di esprimere alcuni pensieri che mi sono passati per la testa, nella pancia e nel cuore da novembre in poi e condividere con altri quelli che per me sono stati questi ultimi miei 4 mesi dentro il PD.

Innanzitutto credo sia opportuno sgombrare il campo su un punto, il PD queste elezioni le ha perse di brutto, le ha perse innanzitutto perché non ha la maggioranza per governare il paese e tutti i discorsi tipo “siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto” sono solo puro politichese e non possono essere né condivisi né tollerati. Le ha perse perché è riuscito a dilapidare un vantaggio in termini di consensi forse mai stato così ampio nella storia di questo paese e nonostante la politica sciagurata che la destra ha fatto negli ultimi anni, portando il paese sull’orlo del baratro, non siamo riusciti a vincere neanche questa volta, neanche Occhetto con la sua “gioiosa macchina da guerra” era riuscito a fare un capolavoro al contrario così. 

Ma soprattutto il PD ha perso, perché non è riuscito a capire i bisogni della gente, il bisogno di dare segnali chiari e forti che andassero nella direzione del vero rinnovamento, ma non solo nelle persone, ma soprattutto nei modi di approcciarsi ai problemi, con chiarezza, determinazione, ma soprattutto speranza. In questi mesi di campagna elettorale l’unico messaggio che il PD è riuscito a far passare è stato quello che Bersani era una brava persona, ma purtroppo non siamo riusciti a trasmettere nessuna speranza, nessuna volontà di cambiare davvero questo paese. Siamo riusciti a trasmettere solo l’immagine di un partito votato ai tatticismi e alla conservazione dell’esistente. Ci siamo fatti forti del fatto che Berlusconi era il “giaguaro” impresentabile e che la gente non lo avrebbe rivotato (cosa poi non vera, perché molti lo hanno anche rivotato) Siamo apparsi spocchiosi, distanti dalla gente normale e l’onda positiva generata dalle primarie si è ben presto esaurita di fronte a un’inesistenza assoluta di chiarezza nelle cose che proponevamo. E in tutto questo guardare a noi stessi non ci siamo accorti dell’onda di piena che stava arrivando e che ci avrebbe travolto. 

Non credo che il voto al Movimento 5 stelle di Grillo sia stato determinato da una condivisione di tutti i punti del suo programma, ma in buona parte semplicemente dal fatto che rappresentava la rottura con un mondo politico oramai compromesso da tutte le nefandezze che sono state fatte in questi anni (MPS, Regione Lazio, Regione Lombardia, etc, etc). 

Grillo è apparso come la rottura, Grillo ha rappresentato la speranza per la gente normale di poter appropriarsi finalmente del proprio futuro. 

In poche parole ha fatto quello che aveva la possibilità di poter fare il PD e non ha voluto fare, questo era il concetto della “rottamazione” proposta da Matteo Renzi durante le primarie, dare una speranza alla gente, dare una speranza alla gente “normale” tramite proposte chiare portate avanti da persone nuove. 

Abbiamo fatto perdere una grande occasione, non al PD, ma all’Italia.

Oggi, le cose sono andate come sono andate, purtroppo ero stato cattivo profeta, dopo le primarie avevo previsto purtroppo un esito di questo tipo e oggi che mi arrivano messaggi e telefonate per dirmi che “avevo ragione” io a tutti rispondo che come diceva mia nonna purtroppo la ragione si dà ai bischeri e oggi non serve a niente. 

Voglio però anche raccontare quello che ho vissuto e che ho visto in questi ultimi mesi e come direbbe il replicante di Blade Runner “ ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”.

In questi mesi ho visto ragazzotti pieni di quella spocchia supponente determinata dalla convinzione di una certa sinistra di essere superiore culturalmente agli altri, fare cose durante le primarie come il peggior politicante, mettere in atto giochini e tattiche di piccolo cabotaggio, trincerandosi dietro regole, regoline e cavilli, degni del miglior azzeggagarbugli, pur di fare il minor numero di seggi possibile per far votare meno gente possibile, perché questo avrebbe sicuramente favorito un candidato anziché un altro. 

Ho visto sempre questi ragazzotti non avere nessun ritegno nel far passare da deficienti chi invece era semplicemente in buona fede e tranquillamente confidava nella buona fede altrui. 

Tutto questo con l’intento non di far partecipare più gente possibile alle primarie per avvicinarle al PD, ma semplicemente per ottenere un mero tornaconto immediato per il candidato da loro sostenuto in termini di risultato. 

Ho visto politici di professione parlare di “politica vera” raccontare di cose e meccanismi distanti dalla gente normale. 

Ho visto amici che mi hanno considerato un nemico e diffidato di me vedendomi per loro un pericolo.

Ho visto il mio segretario metropolitano, che io ho sostenuto tra l’altro al congresso, venire nel mio Comune e inveire tutta la sera contro qualcuno senza esprimere un concetto positivo o di speranza per il futuro. 

Ho visto tanta gente che è venuta al seggio a fare la fila, ha pagato due euro e ci ha chiesto di darle voce. Ma ho visto anche qualcuno che faceva loro le “radiografie” per capire se fossero degni di partecipare, non perché erano delinquenti, ma perché semplicemente non avevano alle spalle una storia di specchiata militanza a sinistra. 

Ho visto gente che mi chiamava per capire come poter fare a votare al ballottaggio, la cui voglia di partecipazione si è scontrata contro un muro di regole e regoline culminate con l’esame delle loro domande da parte di una commissione “inquisitoria” che non si è neppure degnata di rispondergli.
Non credo che questa gente poi abbia votato PD.

Ho visto un partito, il PD, che quando è nato era riformista diventare improvvisamente progressista non riuscendo ad oggi a capirne ancora il motivo.

Ho visto il mio entusiasmo e la mia passione per la politica smarrirsi di fronte a tutto questo. 

Questo ho visto ed ho vissuto da dentro il PD in questi mesi. E oggi dopo i risultati di lunedì scorso che fare? 
Non lo so adesso cosa sia possibile fare, come credo che non lo sappia la maggior parte di tutti noi.
Proviamo innanzitutto a fare qualcosa nell’interesse di questo paese.
Sicuramente non è nell’interesse dell’Italia muoversi su schemi fallimentari come pensare di offrire la presidenza della Camera e del Senato a Grillo e Berlusconi. 
Aboliamo il finanziamento pubblico ai partiti, facciamo rinunciare i parlamentari e i consiglieri regionali a vitalizi e quanta’altro, togliamoci di dosso la spocchia di considerarci culturalmente superiori agli altri e cominciamo a non considerare “brutti sporchi e cattivi” tutti quelli che in questi anni hanno votato diverso da noi. Proponiamo un modello di sviluppo sostenibile senza magari sognare grandi opere e proviamo soprattutto a ridare una speranza di futuro a questo paese. 
Mettiamo insieme la parte “sana” del nostro partito e proviamoci.

Massimo Lari 

martedì, ottobre 18, 2011

Consiglio Comunale congiunto. I nostri interventi


Ieri si è svolto il Consiglio Comunale congiunto Lastra e Signa sul tema della Bretella alla presenza dell’assessore Ceccobao.

In sintesi: la Bretella si farà, ma non con questo progetto. I costi totali dell’opera sono troppo alti e la quota di 90 ml di euro che deve impegnare la Regione (su un totale di 310) sono troppi.
In politichese l’assessore al termine degli interventi dei consiglieri ha concluso:“Prendo atto di un comune sentire espresso da tutte le componenti politiche rappresentate nei Gruppi consiliari, nella richiesta di realizzazione della “bretella” e voglio precisare che nessuno ha mai parlato di azzeramento dei progetti. La Regione Toscana continua nella volontà di attuazione dell’opera: non riprogettandola, ma partendo dal dato presente, confrontandosi con le Amministrazioni locali, coinvolgendo il territorio, per arrivare in poche settimane alla definizione di punti su cui possiamo operare per snellire il progetto”

Quindi la proposta della Regione è una revisione del progetto per renderlo più “snello” e soprattutto meno costoso.

Ma per far questo inevitabilmente i tempi si allungano. Quanto si allungano? Ceccobao si è impegnato a rispondere sui tempi entro le prossime 4 settimane.
Vedremo.



Di seguito gli interventi di Massimo Lari e Stefano Calistri prima delle conclusioni dell’assessore.


Noi crediamo che mai come in questo momento storico del nostro paese ci sia bisogno di chiarezza.
Di chiarezza e di responsabilità da parte delle istituzioni, di tutte le istituzioni, ognuna per il proprio ruolo e per le proprie competenze, questo è il primo passo che tutti noi dobbiamo fare perché  i cittadini riprendano fiducia nelle istituzioni e nella politica e non dilaghi il populismo e l’antipolitica, così come invece sta dilagando da troppo tempo a questa parte da ogni parte.
La storia della bretella Stagno – Prato rischia di diventare una querelle infinita che non può che mettere in imbarazzo tutte le istituzioni  coinvolte  nella realizzazione di quest’opera, a partire dall’amministrazione della  Regione Toscana per arrivare fino alle  singole amministrazioni dei vari Comuni interessati, perché troppo tempo è oramai trascorso da quel lontano 2003 in cui la Regione Toscana ha fatto il primo bando finalizzato alla realizzazione della bretella, troppo tempo per non infondere nella gente comune, nei cittadini che quotidianamente si trovano ad attraversare questo territorio, vuoi per lavoro, vuoi per altro, quel senso di avvilimento e di impotenza che troppo spesso ci si trova ad avere di fronte alle cose della pubblica amministrazione ed in particolar modo per quanto riguarda la realizzazione delle opere pubbliche, che in questo paese non si riesce mai a capire quando iniziano e quando finiscono.
Noi, che facciamo il nostro vanto il saper essere buoni amministratori della cosa pubblica ed abbiamo la giusta aspettativa come forza politica  di candidarci domani a guidare l’Italia, ad ogni livello dobbiamo distinguerci, dobbiamo distinguerci col nostro operato quotidiano dagli altri, da coloro che da troppo tempo hanno portato questo paese in una deriva etica imbarazzante.
Anche per questo dobbiamo essere chiari con i nostri cittadini, per questo dobbiamo essere responsabili di quello che facciamo o non facciamo.
Ogni volta che abbiamo affrontato il problema della Bretella Stagno – Prato in Consiglio Comunale, siamo stati sempre sostanzialmente tutti concordi nel ritenere,  pur con tutti i problemi di impatto ambientale conseguenti alla sua realizzazione, questa opera un’opera di importanza fondamentale per il nostro territorio, perché in questa parte  di territorio toscano  si produce una buona fetta  della ricchezza di tutta la Regione ed è indispensabile dotarla di infrastrutture adeguate che possano consolidare ed accrescerne il livello di sviluppo. Così come  rendere più agevoli  gli spostamenti in questa parte di territorio così centrale nella viabilità porterebbe sicuramente grande beneficio a tutte le attività produttive di tutta la Regione. Senza far passare in secondo piano come  un nuovo attraversamento sull'Arno  andrebbe ad alleggerire in maniera importante il traffico tra Signa e Ponte a Signa, vero imbuto che rende drammatica  la mobilità tra i Comuni di Lastra a Signa e Signa.. Mi raccontava giorni fa una collega Consigliere che svolge servizio di soccorso sul 118 in ambulanza presso la Pubblica Assistenza di Signa che molto spesso nelle ore di punta (7,30 - 8,30 di mattina e 17,30 – 19,30 di pomeriggio) restano bloccati con l'ambulanza nelle lunghe file che vengono a formarsi e rischiano di non poter rispettare i tempi massimi di protocollo per gli interventi in emergenza, con tutte le conseguenze immaginabili che si possono andare a verificare se non riescono ad arrivare dove è stato richiesto l’intervento in tempi brevi.
E poi non dobbiamo dimenticarci che questa opera è, volendo, cantierabile in tempi molto brevi e che per la sua realizzazione sono stati già spesi molti soldi.
Non credo che nessuno possa permettersi passi indietro, è e deve rimanere una priorità per la Regione Toscana.
Questi territori, i nostri territori devono avere delle risposte, devono avere dei tempi certi sulla realizzazione di quest’opera, devono avere chiarezza e vogliono che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Sono andato a ricercare l'Ordine del Giorno approvato dai Consigli Comunali congiunti di Lastra a Signa e Signa nel settembre del 2003, venivano allora richieste quattro cose alla Regione Toscana ed in quell’occasione questo era stato detto che sarebbe stato:
1.     Una progettazione esecutiva che garantisse la minimizzazione dell'impatto ambientale dell'opera nella prossimità dei centri abitati;
2.     affidare l'opera ad un soggetto privato che possa portare a compimento il tutto (progettazione e realizzazione dell'opera in tempi brevi;
3.     mantenere l'impegno a non istituire alcun pedaggio nel tratto Lastra a Signa – Signa e viceversa;
4.     destinare in caso di gravi ritardi e di difficoltà insormontabili nel procedimento o per la mancanza di proposte attuabili, la somma stanziata di 28,9 milioni di euro per la progettazione e la costruzione del primo stralcio dell'opera con la realizzazione del nuovo ponte sull'Arno e dei relativi raccordi con la viabilità esistente.
Fermo restando il dispositivo di quell’Ordine del Giorno, chiediamo alla Regione chiarezza, chiediamo alla Regione tempi certi, chiediamo a ognuno per le proprie competenze di assumersi le proprie responsabilità.
Perché questo ci chiedono i cittadini che ci troviamo a rappresentare, perché non ci sarebbe cosa peggiore che non essere responsabili, non ci sarebbe cosa peggiore che non essere chiari in un momento in cui la politica sempre più spesso è tutto fuorché trasparente, è tutto fuorché responsabile.

Assessore Ceccobao ci dia i tempi, ci dica quanto pensa che possa durare questo nuovo percorso per definire l’essenziale mantenendo la funzionalità di quest’opera di cui lei ha parlato nel suo intervento.
Massimo Lari
Capogruppo PD Lastra a Signa

In questo mio intervento non ripeterò le motivazioni che portano questi territori a chiedere la realizzazione della Bretella.
Problemi di viabilità, qualità dell avita, crescita economica.
Credo che questi siano oramai chiari e declinati sotto tutti i suoi aspetti.
Vorrei ringraziare tutte le istituzioni presenti ed in particolare la Giunta Regionale e l’assessore Luca Ceccobao per la sua presenza qui.
Una presenza che dimostra da parte della Giunta interesse e attenzione per questi territori e per questa opera. La sua presenza qui non era scontata. Quindi ancora Grazie.
Sono tanti anni che questi territori aspettano la realizzazione dell’opera. Sappiamo bene che sono tanti i luoghi in Toscana che hanno problemi di traffico e aspettano infrastrutture per la sua soluzione o come volano per la propria economia. Questa opera è già pronta per essere realizzata ed è strategica per la Toscana quindi la domanda che sale da queste popolazioni non può essere paragonata ad altre richieste, legittime, ma che non godono delle stesse condizioni.
E l’importanza e la strategicità che questa opera riveste per la Regione è stata confermata stasera.
Colgo l’occasione della presenza dell’assessore ai trasporti per fare un accenno al trasporto locale. Il taglio dei finanziamenti al trasporto pubblico locale ha visto diminuire drasticamente il servizio di treni e autobus, e per il futuro si prospettano periodi ancora più cupi, questo inevitabilmente si riflette con un aumento del traffico su auto peggiorando ulteriormente la situazione della mobilità.
La scelta di una mobilità alternativa, auspicabile e necessaria, non è percorribile ad oggi per questi territori. Quindi se pur coscienti che la mobilità su autoveicoli dovrebbe essere disincentivata con politiche di mobilità alternativa finalizzate alla salvaguardia dell’ambiente, credo che in queste condizioni la Bretella sia uno strumento necessario anche per alleviare le carenze del trasporto pubblico.
Credo che come esponente del partito Democratico di Lastra a Signa non possono non sottolineare alcuni aspetti di carattere più strettamente politico che riguardano il governo della nostra regione.
Venerdì scorso il nostro Segretario nazionale Bersani nell’ultimo incontro svolto a Firenze, alla presenza del nostro presidente Rossi, tra le tante cose ha ricordato che se vogliamo candidarci a governare questo paese dobbiamo dimostrare di essere affidabili e credibili. Ha ripreso le parole che già aveva usato il Presidente della Repubblica qualche tempo fa. E ha chiesto mano a quei territori, come la Toscana, che negli anni hanno ben amministrato e mantenuto una buona coesione sociale.
Uso questa esortazione del nostro segretario nazionale per riallacciarmi a quella parte del programma che parla di infrastrutture e mobilità con cui il Presidente Rossi si è presentato all’ultime elezioni.
“Gli interventi sulla mobilità e sul rafforzamento infrastrutturale sono una delle strategie più efficaci per il sostegno economico e per la coesione sociale e territoriale delle diverse realtà locali della Toscana. Un’adeguata rete infrastrutturale rappresenta uno dei migliori volani di crescita e di sviluppo per il nostro territorio regionale. Malgrado i crescenti investimenti e miglioramenti previsti, le infrastrutture toscane sono uno dei principali punti deboli della nostra Regione a causa, da una parte, della frammentaria orografia del territorio ma anche, dall’altra, della lentezza decisionale e del ritardo nell’utilizzo dei mezzi pubblici”.
Credo che sia giunto il momento di accelerare sulle decisioni infrastrutturali. Dobbiamo dimostrare di essere capaci di decidere e decidere velocemente investendo su questa opera. 
Nella medesima serata di Venerdì il segretario Regionale del Partito Democratico ci ha esortato a dare risposte, non rilanciare sogni se vogliamo riavvicinare le persone alla politica. Dobbiamo dire la verità alle persone.
Non possiamo meravigliarci o biasimare quei cittadini, e con loro una parte dei politici, se in questi anni hanno formulato proposte alternative alla Bretella. Sono anni che questa opera doveva essere pronta, e gli assessori che si sono succeduti prima di lei hanno promesso e ripromesso la sua immediata realizzazione.
Ma ad oggi la Bretella ancora non c’è.
Mi sembra legittimo che le persone chiedano risposte certe e soluzioni ai propri problemi.
Anche chi amministra ha necessità di risposte e tempi certi per provare a dare risposte e continuare ad essere credibili e  provare a rinnovare questo paese.
Quindi rinnovo l’invito alla Giunta a decidere velocemente e soprattutto a realizzare questa opera. Assessore ci dia i tempi, ci dica quanto pensa che possa durare questo nuovo percorso.
Stefano Calistri
Consigliere e Segretario PD Lastra a Signa